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Una via a due passi dalla stazione, in centro eppure periferica e soprattutto ricca di un’umanità sempre in movimento.
Il tempo passa, i volti e le lingue cambiano, così come cambiano i suoni e gli odori, ma l’essenza di Via Palazzuolo resta palpabile nel tempo e qui nasce qui Incroci, un racconto per immagini da ascoltare, cartoline sonore da un borgo che si rinnova e si ritrova.

Con un registratore alla mano, le volontarie Francesca e Barbara hanno incontrato chi in Via Palazzuolo lavora e chi vi è cresciuto, portatori di storia e autori di cambiamento, per restituire delle istantanee sonore rumorose e colorate che del borgo trasmettono l’essenza, i rimpianti e le speranze.

Incroci ci porta nella via e nelle sue botteghe, accompagnati dalle voci di Allaman Allamani, Gianluca Milli della Street Levels Gallery, Massimo Morioni di Morioni Pasta Fresca, Mauro Scarpelli di Bici Lollo e Yasar Riaz di New York Repair scopriamo la vita di oggi e le storie di ieri. Per ricordarci che, pur nella difficoltà di negoziare di cambiamento, in Via Palazzuolo alcune cose restano sempre uguali: storicamente strada di artigiani e botteghe, di immigrazione e di nuove attività, oggi si chiede chi saranno i cittadini di domani.

Incroci è una puntata del podcast “Pieni a rendere” realizzato dalle Biblioteche comunali fiorentine, prodotto con la collaborazione di Radio Papesse nell’ambito del progetto “Avvicinare la distanza” promosso dal Comune di Firenze nell’ambito del bando Città che legge 2021 finanziato da CEPELL – Centro per il libro e la lettura.

Il lavoro si è svolto dando grande spazio alle fonti e alle storie orali e si è deciso di restituirlo attraverso un podcast in quattro episodi dal titolo “Pieni a rendere. Storie dai quartieri fiorentini” che verte intorno al concetto di “spazio”, un tema comune ai quattro borghi urbani coinvolti: il villaggio I.N.A. Casa “Isolotto vecchio”, via Palazzuolo, il giardino di San Jacopino e l’Orto del Malcantone.
L’idea di fondo è che, grazie all’azione della biblioteca di quartiere sul proprio territorio, possano essere individuati dei luoghi “vuoti” in cui fare comunità, da restituire “pieni” alla comunità stessa attraverso la maturazione di una capacità condivisa di trasformare la narrazione in una pratica di rigenerazione e coesione sociale.

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