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I Kurdi, la violenza e quelli che… il consumo critico

I Kurdi, la violenza e quelli che… il consumo critico

Ugo Biggeri è stato ospite del Consiglio Aperto a sostegno della causa curda del 12 novembre 2019. Qui di seguito condivide alcun rifessioni maturate durante e dopo la serata.

L’Associazione Gli Anelli Mancanti mi ha invitato a parlare di consumo critico ad una serata di solidarietà con il popolo Curdo a seguito degli attacchi Turchi in Siria. Ho accettato perché l’ho vista come un’occasione stimolante e perché mi è parsa un intuizione importante quella degli organizzatori. Ma poi mi sono trovato in difficoltà, difficoltà confermata dopo avere sentito le testimonianze su quello che succede e sulla scelta di Lorenzo Orsetti raccontata dal padre.

Di fronte all’urgenza, all’ingiustizia che indigna, la risposta che istintivamente vorremo dare è urgente, forte, immediata… Il consumo critico, le piccole scelte quotidiane sembrano pannicelli caldi!

Difficile trovare cosa dire di fronte alla violenza, al sopruso. Ho paura di dire parole che non aiutino, che non servano o addirittura che sembrino una fuga.

La non violenza non può che proporre un azione diversa da quella di Lorenzo, ma come non capirla?

Mi vengono in aiuto due idee.

La prima è che ci stiamo abituando a fiammate di indignazione, che sono spesso vissute come tali solo da una parte. Siamo alluvionati di notizie, di racconti, di tragedie. Ma lo siamo superficialmente senza poter capire, senza arrivare davvero alla relazione: lo Yemen, i Roynga, il Rojava Kurdo, i morti nel mediterraneo…

Gira tutto veloce, spettacolarizzato senza sosta, senza una pausa di riflessione. E la scorciatoia che rischiamo di percorrere è di prendere parte in modo già predefinito: si è con i Kurdi oppure no, non in base alla valutazione di cosa accade, delle ingiustizie subite, ma per partito preso. Idem sui migranti o sulle guerre fatte da “altri” rispetto a noi.

Dobbiamo smontare questa cosa, questa trappola culturale e di pensiero della divisione tra un “noi” sempre più ristretto e un “loro” sempre più fuori della porta, più lontano, più potenziale nemico.

L’umanità è una, ovviamente, ma dobbiamo trovare il modo di dare un messaggio chiaro sul fatto che la solidarietà è sempre positiva, che è #meglioinsieme che da soli, che sono gli incontri tra persone che rendono la vita felice e non certo le divisioni, gli egoismi, i muri e la violenza. Il messaggio sovranista del “prima io” è potente se non si pratica per contrastarlo un messaggio diverso ed altrettanto potente. Credo che per rispondere ad uno slogan egoista, più che uno slogan buonista servano azioni, gesti, stili di vita.

Ecco credo abbia valore politico di lungo periodo praticare solidarietà e gratuità come scelta di fondo. Praticarle anche a casaccio, anche in modo non perfetto o super efficacie. Spargere positività è una buona medicina anti sovranista. Farlo bene è meglio, ma farlo a casaccio è comunque potente perché libera dal dover dimostrare qualcosa e la rende visibile, oggetto di discussione, di pensiero.

La seconda idea mi viene dalle frequentazioni familiari avendo una moglie Luterana…ed ha a che fare molto sia con la scelta di intervenire di Lorenzo e sia con le differenti scelte che si possono fare.

Dietrich Bonhoeffer, Luterano, è uno dei più grandi teologi del Novecento e si è opposto al nazismo partecipando alla cospirazione (fallita) contro Hitler del luglio 1944. È stato impiccato a Flossenburg a pochi giorni dalla fine della guerra.

Brutalizzando il suo dilemma etico e teologico che ha espresso nei pensieri che ha fatto uscire dal carcere vi è una sua semplice metafora che mi è utile: “Quando un pazzo lancia la sua auto sul marciapiede, io non posso, come Pastore, contentarmi di sotterrare i morti e consolare le famiglie. Io devo, se mi trovo in quel posto, saltare e afferrare il conducente al suo volante” …Fare di tutto per fermare quell’auto anche a costo di far danno al conducente, per salvare i molti innocenti.

Ecco, come si ferma l’auto?

In qualunque modo, come ognuno di noi è in grado di fare seguendo le sue convinzioni ed in base alle sue capacità e possibilità. Come ha fatto Lorenzo e come prova a fare la resistenza Rojava, impedendo il commercio di armi (anche su questo è anche nata Banca Etica); cercando di dare coerenza all’articolo 11 della nostra costituzione nella nostra politica estera; facendosi domande su cosa nascondono i nostri consumi e quindi praticando scelte conseguenti, contribuendo a dare un messaggio positivo nei confronti di un mondo sempre più egoista e comandato dalla finanza, facendo solidarietà con i popoli convolti…

Sono scelte che implicano tempi diversi, ma tutte hanno bisogno di tenacia, di impegno e di essere vissute positivamente anche per lo scopo che hanno.

Le scelte di consumo danno un risultato immediato di consapevolezza e “non collaborazione”, ma per avere effetti concreti sulle tragedie del mondo hanno tempi lunghi che richiedono pazienza e perseveranza.

Mandela ha scritto che una forte spinta al crollo dell’Apartheid è venuta dai boicottaggi internazionali dell’economia Sudafricana, un risultato potente, ma una storia di 20 anni!

Quali sono le imprese Turche che possiamo evitare come scelta politica? Quali le imprese italiane che lavorano con la Turchia? Si scambiano 20 miliardi di euro all’anno tra Italia e Turchia con una bilancia commerciale sostanzialmente in pareggio. Linee aeree, armi, alimentari (nocciole), tessile, auto, macchinari minerali.. È un lavoro scoprirlo, ci vuole professionalità per capire come farlo in modo da essere efficaci, da eventualmente intavolare un confronto con le imprese coinvolte. Vi è la complicazione geopolitica di una paese della NATO e di una guerra che si gioca sui tanti livelli… non è facile avere un risultato diretto.

In Italia il centro nuovo modello di sviluppo ha studiato per anni le imprese ed ha condotto campagne di confronto (fino ad arrivare al boicottaggio) delle imprese coinvolte in problematiche sociali. È una metodologia che si può replicare, che non dobbiamo gestire con superficialità.

Forse il messaggio più importante alla fine è che tutti posso fare la loro parte

Quando in Italia abbiamo avuto la resistenza partigiana tutti hanno contribuito: non collaborazione, fornire cibo, nascondere i ricercati, sostegno economico…

Resistenza oggi è farsi domande sull’economia e la finanza, sui nostri soldi, su come non collaborare con le economie che uccidono, ma creare economia positiva. C’è da fare per tutte le persone…